Warning: "continue" targeting switch is equivalent to "break". Did you mean to use "continue 2"? in /homepages/2/d760043629/htdocs/clickandbuilds/laironecrdt/wp-content/plugins/essential-grid/includes/item-skin.class.php on line 1147
1b4.LA TERRA E' UNA SFERA? - Tij Bi H

LA TERRA E’ UNA SFERA?




di Maurizio Gandini

Il Vescovo George Berkeley, contemporaneo di Isaac Newton, sosteneva che l’universo non può esistere in alcun modo senza una mente; oggi alcuni studiosi sostengono che l’universo esiste solo perché noi lo osserviamo.

F. Engels sembra ribaltare questo concetto, egli sostiene che la materia, in tutti i suoi mutamenti, rimane eternamente la stessa e che ad essa va il merito della creazione dello spirito pensante.
( F. Engels- La dialettica della natura- Editori riuniti, III edizione, Roma 1971, introduzione.)

Per quanto concerne la specie umana, la storia ci ha dimostrato come il pensiero umano si sia evoluto nei secoli in modo diverso tra oriente e occidente.

Trattando di osservazione, dobbiamo definire l’osservazione occidentale come un osservazione esterna e quella orientale come interna.

Gli studi grafici di Escher, le tecniche ipnotiche, gli ologrammi grafici, stanno a dimostrare come la relazione tra vuoto e pieno siano legate ad uno specifico modo d’osservazione.

La cultura occidentale pone il Nord in una posizione dominante nella rosa dei venti, da questo ne consegue la modalità di osservazione esterna.

Nell’antichità l’unica forma circolare che l’uomo poteva osservare era quella dell’orizzonte e di conseguenza la terra era concepita come una grande tavola rotonda, ma piatta.

Con l’incremento dei mezzi di trasporto e dei mezzi di propulsione si ebbe definitiva conferma delle ipotesi di Galileo sulla struttura dell’universo e della rotondità della terra.

L’ incremento della velocità di spostamento incrementa quindi la visone esterna e pone l’individuo in una posizione egocentrica, Yang, nel confronto del resto che lo circonda, la staticità pone l’individuo in una posizione concava, Yin sottomessa all’ambiente esterno.

In oriente, più di tremila anni fa, i taoisti avevano già intuito che la materia, l’universo erano una struttura assai complessa e col trattato dell’Yi Jing, ne tracciarono gli elementi base coi relativi cicli di trasformazione.

I taoisti collocano il Nord in una posizione dominata, in modo congruente con le altre manifestazioni della natura nell’ambiente terrestre.

Il muschio sugli alberi è segno di freddo e umidità ed è in direzione opposta al sud, direzione nella quale il sole si trova allo Zenith.

Per natura l’acqua e il freddo hanno un movimento discendente e il fuoco e il caldo ascendente, da qui la congruenza della collocazione del nord in posizione bassa.

Osserviamo la relazione tra pensiero occidentale e orientale nella seguente figura.

Questa tendenza di diversa modalità di pensiero può essere giustificata dalla conformazione geografica.

Se osserviamo il movimento delle popolazioni, a partire dalle tribù dell’alto Nilo, è facilmente riscontrabile come la necessità di muoversi da terre impervie ristrette a terre più fertili, abbia seguito l’andamento dei fiumi, delle correnti marine e dei venti.

La stessa ipotesi la si può fare tra nord e sud, col movimento degli spagnoli verso il Sud America; tesi tra l’altro affermata dalla tradizione Qechua
La collocazione territoriale e i movimenti degli elementi, hanno determinato il modo di agire e di essere delle popolazioni.

Gli stessi riferimenti celesti, la stella polare per il Nord, come singolo riferimento porta all’individualismo; mentre la croce del Sud, essendo un riferimento di più stelle, suggerisce l’ aggregazione. ( Hernan Huerache Mamani, Sciamano Qechua)

Le popolazioni su territori estesi come Asia e Americhe Oceania, sono così state soggette a essere stazionarie e a contenere il nomadismo nell’ambito della regione, ad essere invase da altre popolazioni.

Vediamo quindi che il movimento attivo, veloce Yang, è determinato dal territorio, è invasivo, pieno; Il movimento passivo lento Yin, è vuoto, ricevente.

Il movimento ha determinato la visione esterna e la stazionarità la visione interna.

Nel nostro periodo storico ci troviamo di fronte a un grande incontro, stiamo assistendo al massimo della compenetrazione tra Yin e Yang.

Se osserviamo il nostro pianeta con i percorsi fatti storicamente dalla nostra specie appare immediatamente l’immagine del Tai-Ji.

Nello Yi Jing nel punto di incontro tra Yin e Yang troviamo acqua e fuoco interagenti in modo diverso, in un caso abbiamo dissoluzione, nell’altro produzione.

Noi scegliamo l’interazione produttiva e per questo motivo pratichiamo il Taijiquan, con la perseveranza determinata dalla fede alimentata dalla conoscenza spinta dalla passione, coscienti di poterci congiungere un giorno con la meta suprema, il Tai-Ji.
Allora forse ci accorgeremo che la terra non è nemmeno tonda.

Top