QÌ e RESPIRO

Spesso il termine , viene tradotto semplicisticamente in: aria, respiro.
In occidente si è quindi diffusa l’idea che il Qì Gōng sia un lavoro sul respiro, o meglio, che consista in esercizi di respirazione.

In realtà il significato di  è assai più complesso.

Per i taoisti il significato di  è energia vitale; l’associazione con il respiro, con l’aria, si ha in quanto l’aria è l’elemento che unisce il cielo e la terra, trasposto questo principio nell’alchimia interna del corpo umano, il  è l’elemento che unisce corpo e spirito.

Nel processo alchemico taoista il  è l’interfaccia tra il corpo (Jīng) e lo spirito (Shén), tra la materia e la non materia.

Nelle arti marziali, lo sviluppo del  è condizione primaria per l’unione di mente e corpo nell’azione.

Nella concezione taoista della materia, essa non ha un confine interno e uno esterno, tutto ciò che è determinato e quindi confinato in una forma, appartiene al mondo del cosiddetto Cielo Posteriore; ambiente nel quale le regole sono determinate dal tempo e dallo spazio, misurabili in quantità materiali.

Lo sviluppo della scienza ci ha portato a riconoscere la coesistenza di un’ altro ambiente, quello del mondo subatomico e quello cosmico, ciò che per il taoismo è Cielo Anteriore.

Le regole fisiche di Newton e la geometria euclidea, sono valide solo nell’ambiente del Cielo Posteriore, fuori da questo contesto bisogna avvalersi degli studi della fisica subatomica e dell’astronomia.

Nello scritto “la terra non è sferica” si espongono alcuni concetti secondo i quali la visione di ciò che ci circonda è determinata da fattori esterni ambientali che vengono registrati dalla nostra mente ed elaborati secondo schemi legati al processo storico della nostra specie.

Si vede, quindi, che se per le civiltà d’occidente l’interpretazione della realtà varia dal considerare la terra piatta a riconoscerla come tonda, non per una coscienza assoluta, ma per fattori culturali legati alla comunicazione e alla velocità dei mezzi di trasporto.

Per questa ragione, oggi, considerare la terra tonda e sostenere che è dimostrato dal fatto che guarDāndola dalla luna essa è tale, è un atto di presunzione proprio della nostra cultura che si basa comunque su una visone esterna delle cose.

Tutto ciò che definiamo conoscenza si riflette di conseguenza sulla nostra coscienza e di conseguenza sui nostri valori spirituali.

Il vuoto spirituale, tipico della nostra epoca, nel mondo occidentalizzato, ci spinge sempre più ad avvicinarsi alle culture d’oriente o perlomeno a quelle culture dove i valori della vita non siano solamente legati a fattori materiali, culture dove ancora si possa parlare di umanità, di valori spirituali.

Tutto questo processo sembra comunque una grande fuga da una realtà che è stata comunque storia per il nostro pianeta e che non può essere rinnegata.

Il fascino delle popolazioni che vivono ancora determinati valori tribali ci fa comunque inorridire se pensiamo di tuffarci nel loro ambiente anche con il corpo, anziché con la sola mente.

Pratiche che per l’ equilibrio delle loro condizioni socioeconomiche, quali il Burka ( che sarebbe il minore dei mali: da noi esiste l’ipocrisia, meno materiale, ma molto più efficace e consona al nostro ambiente e alla nostra cultura, che conserva con il carnevale, la memoria delle nostre mascherine di comune uso nella nobiltà d’altri tempi) la circoncisione piuttosto che l’infibulazione, l’alto tasso di mortalità tra bambini e anziani, alcune abitudini alimentari, la fatica per la sopravvivenza, stonano con la visione idilliaca che ci incanta.

Il  ha una natura fisica e questo, oggi, è ampiamente dimostrato in modo scientifico.

Torniamo al  inteso come “aria”, “respiro”.

L’aria è quell’elemento che sta tra la terra e il cielo, essa non ha, apparentemente, consistenza materiale, alla stessa stregua dei gas. Però ha un proprio “spessore”, densità, peso.

Più ci allontaniamo dalla terra, più l’aria diventa rarefatta, leggera, inconsistente.

Se osserviamo questi elementi non in quanto tali, ma come movimenti energetici, viene più facile comprendere come traducendo in maniera meccanicistica il termine , sia facile, trattandosi di “aria,” pensare al respiro come a un atto prettamente meccanico.

Il respiro ha quindi a che fare direttamente con l’aria, (parliamo degli gli animali terrestri naturalmente, e anche solo di alcune specie, tra le quali annoveriamo la nostra).

La nostra scienza medica ha identificato nel diaframma il muscolo primario adibito alla respirazione.
Oggi, grazie all’osteopatia, sappiamo che esiste un respiro primario, quello craniosacrale, che però io non definirei tale, in quanto non ha relazione con l’elemento aria, ma con il liquido cerebrospinale, quindi con l’acqua, sarebbe meglio definirlo “movimento vitale primario”.

Il fatto stesso della definizione data a questo muscolo la dice lunga a proposito della relazione tra corpo e mente vista dalla nostra “cultura”.

Diaframma è un qualcosa che separa, che divide, nello stesso imbroglio si può cadere quando si parla della linea sinuosa del Tài-Jí , di primo acchito verrebbe da dire: ” la linea che separa lo Yīn dallo Yáng .”

L’alchimia taoista colloca il centro del  nel Dān Tián   medio, la relazione col diaframma è palese ed è quindi facilmente spiegabile come si possa cadere nell’errore di tradurre Qì Gōng con: lavoro sul respiro.

La suddivisione del corpo nei tre Dān Tián   è rivolta alla gente comune, ai non praticanti.

La visione esterna delle cose, quindi nell’ambiente del cielo posteriore, colloca lo Shén-mente nel cervello, il -aria, nel respiro, quindi nel diaframma, il Jīng-energia sessuale nei genitali.

Questa separazione fisica dei tre campi energetici ne implica anche una separazione psichica.

La pratica taoista intende sviluppare attraverso esercizi specifici il , in quanto elemento di interazione tra corpo e mente, questo non ha niente a che fare con gli esercizi sul diaframma, pensare di lavorare sul respiro agendo direttamente sul diaframma è estremamente riduttivo, sarebbe fare solo del Body Building.

Nelle persone comuni, non praticanti, l’energia si manifesta in tre modalità principali: JīngShén.

Il percorso pratico si articola in tre fasi:

Riequilibrio del corpo-Jīng
Riequilibrio del respiro-
Riequilibrio della mente-Shén

Le tre fasi sono interagenti tra loro.

Osservando il Tài-Jí come simbolo in movimento, possiamo supporre che l’aumento della velocità dell’interazione tra mente e corpo, sviluppa il .

La prima fase l’obiettivo è quello di costruire il proprio Tài-Jí, quando mente e corpo funzionano all’unisono, si può iniziare la pratica vera e propria del Qì Gōng , che si esprime con la pratica della Piccola Rivoluzione Celeste: Xiǎo-Zhōu-Tiān.

Quando è completata la piccola rivoluzione celeste anche lo spirito, lo Shén, si trasforma.
Non essendo più un elemento a sé stante, separato dal corpo, ma interagente con esso, viene definito , intenzione; potremmo azzardare: coscienza vera.

A questo livello di pratica la velocità di circolazione dell’energia interna è tale che anche il Tài-Jí perde la propria forma.

Yīn e Yáng  non interagiscono più come elementi separati, ma si trasformano in una nuova entità energetica: il Dān.

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