TAIJIQUAN

La lentezza, la morbidezza e la maestosità dei suoi movimenti hanno sempre suscitato un certo fascino e un alone di misticismo, soprattutto in coloro che si trovano costretti a vivere in modo sempre più frenetico, in continua gara col tempo.

In realtà, dietro quella che, a prima vista, potrebbe apparire come una leggiadra danza al rallentatore, c’è un vero universo di storia, di cultura e di scienza.

Il TJQ si esprime con movimenti fluidi e curvilinei, a volte vigorosi, a seconda dei diversi stili, ma comunque caratterizzati da estrema morbidezza ed ineccepibile eleganza formale.

In gran parte del mondo ormai il TJQ viene utilizzato come valido strumento terapeutico di supporto alle terapie convenzionali.

Nel mondo delle arti – teatro, musica, pittura – il TJQ è di valido aiuto come stimolante dell’espressione creativa che è nel profondo di ciascun essere umano. Nell’ambiente sportivo ha rivoluzionato le tecniche di allenamento. Nel mondo delle arti marziali ha un posto di grande rilievo.

La conoscenza del proprio corpo – perseguita attraverso il movimento, nella forma “a solo” – e la ricerca del simile, nel lavoro “a due”, aprono alla consapevolezza di un organismo intelligente presente ovunque: dentro e fuori di noi, molto più grande di quanto ciascun individuo singolo possa pensare di poter essere.
Un organismo che può esistere solo nella misura in cui ci mettiamo in contatto e lavoriamo con lui.

Poiché la sua origine lo lega indissolubilmente al corso della storia della specie umana e allo sviluppo delle scienze, il TJQ è oggi oggetto di studio e di interesse da parte di istituti di ricerca.

E’ una disciplina e un’arte allo stesso tempo: arricchisce chi la pratica, e tanto più quanto più tempo e attenzione gli vengono dedicati .

Non ha limitazioni: può essere praticato a solo scopo di rilassamento ed evasione, come può diventare un valido strumento per il conseguimento delle mete più alte.

TAIJIQUAN-CENNI STORICO FILOSOFICI

Il TJQ è una disciplina di origine taoista. Negli ultimi tempi sono state formulate varie ipotesi circa una sua origine molto antica; in realtà, dai documenti storici ufficiali risulta che le prime forme codificate di tale disciplina risalgono attorno al 1600. Sembra che non esista scritto, antecedente a questa data, che usi il termine “Taijiquan”.

Con ciò non si vuole negare che l’origine di questa disciplina si perda nella notte dei tempi, ma si ritiene doveroso dare una corretta collocazione storico-scientifica alla materia, per evitare di alimentare ambienti speculativi tipici del pressapochismo metafisico, largamente proliferati da quando il “taichi” è diventato di moda.

Per sgomberare un po’ il campo dalla confusione che avvolge il TJQ in seguito alla sua crescente diffusione, si danno qui si seguito alcune sintetiche informazioni.

Attualmente il TJQ si esprime con l’esecuzione di una sequenza di movimenti che costituiscono la “forma”, detta Ta Lu, e con il Twei Shou, come viene chiamata la pratica “a due”.

L’apprendimento è completato da una serie di esercizi propedeutici: Qi Gong.

Vi sono diversi stili nella pratica del TJQ; gli esercizi e le sequenze di movimento variano da scuola a scuola, anche nell’ambito dello stesso stile.

Il nucleo centrale della pratica è, però, comune a tutte le scuole e si richiama ai principi taoisti che si sono sviluppati più di tremila anni fa.

Lo stesso taoismo è un’espressione esperienziale che si sviluppa in una regione della Cina, i monti Wudang, e che non si discosta da altre discipline nate in ambiti culturali diversi: mussulmano, buddhista, sufi, cristiano ecc.
Ciò che mette in rilievo la differenza è solo l’esteriorità con la quale le diverse discipline si propongono.

Il taoismo si enuncia, inizialmente, con dei simboli – raccolti nel testo classico dell’ Yi Jing (I King) – espressi graficamente, con estrema sintesi, col diagramma del Tai Ji.

Con Lao Tzu inizia la diffusione delle pratiche taoiste, consistenti in esercizi psicofisici che erano in grado di sviluppare nei praticanti dei poteri straordinari.

Questi esercizi sono stati raccolti, assieme a esercizi buddhisti e di altre tradizioni, sotto la definizione di Qi Gong.

Dunque, quando si parla di Taijiquan e di Qi Gong, si parla in verità di esercizi psicofisici taoisti.

La tradizione narra di molti taoisti famosi in tutta la Cina che si susseguirono nelle varie epoche storiche. Uno di questi, Chang Sang Feng, è universalmente riconosciuto come il padre del Taijiquan.

Un suo discepolo passò le proprie conoscenze a un principe della contea di Wen (nello Henan), tale Chen Wang Ting, ed egli, valido generale, introdusse le basi degli esercizi taoisti nell’arte militare, modificando, nel contenuto, sequenze di movimento marziali che derivavano dalla scuola del generale Qi Jiguang.

Alla prima sequenza di movimento attinsero le scuole che si svilupparono successivamente: Yang, Whu, Whu Hao e Sun.

L’evidenza della traccia comune dà inequivocabilmente la paternità della sequenza a Chen Wang Ting.

Questo non esclude che ciascuna scuola abbia avuto altre esperienze di pratiche taoiste di differente origine.

Il TJQ fino a un decennio fa è stata la disciplina taoista più nota in tutto il mondo, ma questo solo per ragioni storico-logistiche.

Oltre al TJQ esistono anche altre discipline che si rifanno agli stessi principi: tra esse citiamo il Ba Gua Zhang, lo Xing Yi quan, lo Yi Quan.

Esse nascono tutte come arti marziali in un periodo storico ben preciso, e la marzialità va intesa in modo estremamente dialettico, perché propria della visione taoista degli eventi.

“Terapeutico”, “meditativo”, “marziale” non sono altro che puri aggettivi attribuiti al TJQ dalla cultura occidentale che, nel tentativo di “inquadrare” e definire la molteplicità di aspetti che compongono la disciplina, ha spesso deformato la materia, dividendo e settorializzando ciò che è invece un’unità.

Lo stesso vale per il termine Qi Gong: non ci sono vari Qi Gong, praticando TJQ si pratica Qi Gong. Se ci si limita a riprodurre la lentezza e la morbidezza del movimento non si fa TJQ, ma una semplice danza al rallentatore.

Proposto solo in funzione del combattimento, senza gli adeguati esercizi preparatori – Qi Gong, per l’appunto – le applicazioni marziali di TJQ non sarebbero molto dissimili da quelle di altre arti dette “esterne”.

Qualunque sia il fine cui si mira – la buona salute piuttosto che il combattimento – i principi taoisti sono validi solo se si sa interpretarne correttamente l’essenza e quindi anche la “strategia” che ne deriva, cose entrambe assai lontane dalla cultura occidentale.

Al di là della forma esteriore, ciò che contraddistingue il Taijiquan e le altre arti taoiste, rendendoli fondamentalmente diversi da tutte le altre arti marziali, è il tipo di movimento, in particolare il movimento a spirale.

Con la pratica del movimento a spirale si accede al cosiddetto movimento interno e quindi allo sviluppo della forza interna.

Il discorso puramente teorico è estremamente complesso da sviluppare e rischia di risultare incomprensibile se non viene associato alla pratica. Si rinvia quindi all’ARCHIVIO ARTICOLI dove si tratta in maniera estesa dei singoli argomenti

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