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1b92. DOMANDE/RISPOSTE SU: FORMA LUNGA YANG: 88-85-108 - Tij Bi H

88-105 e 108 YÁNG

 

Al di là di considerazioni personali è necessario fare una premessa.

Tra i documenti ufficiali cinesi della forma 108 si parla solo a proposito della scuola Chén.

“Quando i sette “sets” di sequenze create da Chén Wanting furono passate a Chén Changxin (1771-1853) e Chén Youbeng dopo cinque generazioni, poche persone nel villaggio di Chénjiagou sapevano praticare la lunga boxe di 108 forme e i sets dal 2° al 5° della boxe delle ombre (chiamata anche 13 forme); i boxer della famiglia Chén erano esperti solo nelle due prime routine.”

(Gu Liuxin-Chén Style TÀIJÍQUÁN-Morning Glory Publisher-Beijing,1996)

Nello stesso testo viene spiegata l’evoluzione del Tàijíquán Chén (83 posizioni) nel tempo con lo stile Yáng (85 posizioni), Wu Jianquan (84 posizioni), WuYuxiang (95 posizioni) e Sun (97 posizioni)

La scuola Yáng, dopo il suo fondatore Yáng Luchan, si divise in varie branche con forme differenti tra loro.

Uno dei discendenti: Yáng Chén Fu codificò una forma in 85 posizioni, ed è la forma che ha avuto maggior diffusione in Cina e nel resto del mondo, definita la “ forma lunga Yáng” classica.

Negli ultimi anni sono fiorite numerose varianti, alcune attribuite a Yáng Luchan, ma della loro reale attendibilità si sa ben poco.

In occidente, in Italia in particolare, essa è sempre stata presentata come 108 posizioni, il motivo ancora non è noto.

You Tsung Hwa la numera con 95 posizioni contando afferrare la coda del pavone per 4 tempi, la prima volta, e poi ogni singolo passo di sfiorare il ginocchio e respingere la scimmia.

Nella nostra scuola si è pertanto deciso di chiamare la forma lunga classica Yáng 85 posizioni.

Per le 88 posizioni il discorso cambia.

Il primo Agosto 1956 la Commissione per la Cultura Fisica e lo Sport della Cina Popolare pubblicò un libro intitolato Tàijíquán semplificato in 24 posizioni, producendo anche un video.

Le 24 posizioni sono state elaborate sulla base della scuola Yáng, togliendo i movimenti più impegnativi e modificando le modalità del movimento che non è completamente interiorizzato:

Nel fare i passi si sposta il peso con evidenza, di conseguenza cambia l’assestamento dei piedi, si adatta il tallone anziché la punta.

Questo particolare da alcuni è considerato un errore, in realtà è congruente con il movimento d’assieme.

Il movimento delle braccia è ampio e circolare, nell’insieme traspare ancora il movimento a spirale. Visto il successo ottenuto, l’anno successivo furono proposte le 88 posizioni.

La 88 posizioni ricalca la forma classica Yáng di 85 posizioni ma se ne distingue nei seguenti punti:

Il movimento, come per le 24 posizioni, è semplificato.

Cambiano il numero di posizioni:

La prima linea ha un movimento in meno

La preparazione dell’ultimo calcio è diversa, ci sono alcune posture aggiunte, da qui il conteggio differente.

Cambia la direzione di alcune tecniche, elevare le mani è a N/E, anziché a N

Il 5° calcio è a N/O anziché a O

Si differenzia anche per altri dettagli:

Péng viene eseguito come separare la criniera del cavallo selvaggio, non con la mano sinistra a supporto e vicina alla destra.

Girarsi per parare e dare un pugno manca del colpo di palmo sx.

L’ottavo calcio, prima di colpire all’inguine l’avversario, viene dato con le braccia ortogonali alla direzione del calcio, non in asse con lo stesso.

Queste le differenze più evidenti.

Bisogna considerare che è una versione semplificata del taiji Yáng, quindi molte cose che possono sembrare erronee, sono congruenti per come è stato concepito il movimento semplificato, rimane comunque un ottimo approccio al Tàijíquán classico.

Per concludere: la forma definita 108 per anni in Italia e altrove della scuola Yáng classica e la forma codificata da Yáng Chéng Fu in 85 posizioni, sono la stessa cosa, ma con numerazione differente.

La forma 88 posizioni è la versione della forma lunga Yáng classica in esecuzione semplificata.

Si differenzia inoltre sia nella sequenza che in alcune tecniche, pur ricalcandone nel grande assieme l’aspetto esterno.

Tutto questo per dovere di cronaca, naturalmente quello che importa nella pratica è il rispetto dei principi del Tàijíquán, poi i numeri… beh, quelli tutti fanno in fretta a darli.

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